STAGIONE PISTOIESE DI MUSICA DA CAMERA 2024/25
ŠKAMPA QUARTET
ŠKAMPA QUARTET
Petra Brabcová, Adéla Štajnokrová violini
Martin Stupka viola
Lukáš Polák violoncello
Wolfgang Amadeus Mozart Quartetto per archi n. 19 in do maggiore K 465 ‘delle dissonanze’
Dmitrij Šostakovič Quartetto per archi n. 11 in fa minore op. 122
Antonín Dvořák Quartetto per archi n. 13 in sol maggiore op. 106
Lo Škampa Quartet (che prende il nome dall’acclamato violista del leggendario Smetana Quartet, Milan Škampa) è capace di interpretazioni di magnifica intensità e immediatezza, caratteristiche del glorioso stile musicale dell’Europa dell’est: un patrimonio spirituale inestimabile di cui il Quartetto ceco si fa baluardo, preservandolo dal rischio di essere omologato e diluito dall’appiattimento culturale del nostro tempo. Considerato l’erede dello Smetana Quartet, è famoso per essere uno dei migliori quartetti d’archi cechi ed è attivo da oltre 25 anni. L’attento lavoro di ricerca sulle tradizioni musicali del loro paese ha fatto sì che le interpretazioni e incisioni del Quartetto Škampa siano oggi considerate un punto di riferimento per chi affronta la musica ceca.
Per la loro prima volta a Pistoia, i membri dello Škampa Quartet scelgono un programma che conduce l’ascoltatore attraverso epoche e stili diversi, offrendo una panoramica della ricchezza del repertorio per quartetto d’archi. Il Quartetto K 465 ‘delle dissonanze’ chiude il celebre gruppo di sei dedicati a Haydn, il quale, dopo avere ascoltato i tre ultimi Quartetti, così si espresse con Leopold Mozart, padre di Wolfgang Amadeus: «suo figlio è il più grande compositore ch’io conosca di persona e di fama – ha gusto e soprattutto la più grande scienza della composizione». Segue il Quartetto n. 11 in fa minore op. 122 di Šostakovič, opera breve ma densa composta da sette movimenti collegati tra loro, una criptica suite di sette miniature che creano un’atmosfera sospesa, con toni a volte taglienti, a volte enigmatici. A chiudere il concerto, il luminoso Quartetto n. 13 in sol maggiore op. 106 di Antonín Dvořák, un omaggio festoso alla patria boema, ai suoi paesaggi e alla sua natura multicolore.



