Infanzia e città

OSSICINI

Storia delle cose perdute e ritrovate

un progetto compagnia rodisio
di Manuela Capece e Davide Doro
con Francesca Tisano
tecnica Silvia Baiocchi
scene ed oggetti di scena compagnia rodisio,
Silvia Baiocchi, Paolo Romanini
costumi Patrizia Caggiati
drammaturgia musicale e disegno luci Davide Doro

fascia d’età 3 – 7 anni

Teatro delle Briciole Solares Fondazione delle Arti

[primo capitolo de La Trilogia della Cura]

Ci ritroviamo fragili come piccole bacche, come cristalli da maneggiare con attenzione.
Riponiamo la speranza nella cura, la cura dell’anima, degli altri, delle cose.
Essere premurosi, avere riguardo.
Prendersi cura delle radici più profonde, di quell’io che piano piano si forma.
Prendersi cura di qualcuno, di un altro, accoglierlo, accarezzarlo per lenire le ferite.
Prendersi cura del mondo in cui viviamo.
Farsi trasportare da quella misteriosa spinta che ci porta ad occuparci di qualcuno o di qualcosa.
Sentire nel senso più profondo.
Curare, coltivare, proteggere, riparare, accudire, conservare, custodire.
C’è un tempo umano e c’è un tempo selvaggio.
C’è il tempo del temporale notturno
Il tempo dei fulmini
Il tempo dei falò nei boschi
Il tempo della neve fumante
Il tempo degli alberi ricoperti di ghiaccio
Degli alberi curvi
Urlanti
Luccicanti
Le stagioni inviano i loro speciali messaggeri
Pigne aperte
Pigne chiuse
L’odore delle foglie marcite
Il rumore della pioggia
L’odore dei capelli lisci o cespugliosi
Porte socchiuse
Finestre ricoperte di ghiaccioli
Finestre ricoperte di petali bagnati o di polline
I bambini sono la natura selvaggia e senza che nessuno glielo dica
Si preparano all’arrivo di questi tempi e di questi tempi conservano i ricordi
Una foglia rosso fuoco in un libro
Le collane di foglie di acero che sembrano angeli
Una pietra speciale
Un osso magico
Un bastoncino
Un bozzolo
Una strana conchiglia

Questa storia parla di un incontro, uno di quegli incontri indimenticabili che restano per sempre. Una bambina molto piccola ed una vecchia molto vecchia, un mucchietto d’ossa sparso qua e là e una casa da ritrovare. C’è una donna che vive in un luogo nascosto che tutti conoscono ma pochi hanno visto.
Pare in attesa di chi si è perduto.
Ha molti nomi, la donna delle ossa, la raccoglitrice, la vecchia saggia, quella che sa, ma tutti la conoscono come La Loba, La Lupa.
L’unica sua occupazione è la raccolta delle ossa, in particolare quelle che corrono il pericolo di andare perdute per il mondo. Striscia e setaccia le montagne e i letti prosciugati dei fiumi alla ricerca di ossa di lupo e quando ha riunito un intero scheletro, quando l’ultimo osso è al suo posto, allora siede accanto al fuoco e incomincia il suo canto. Allora le ossa cominciano a ricoprirsi di carne e le creature si ricoprono di pelo.
La lupa canta e balla ancora e tutte le creature tornano in vita. E ancora la Loba canta e balla e il lupo comincia a respirare.
E ancora la Loba canta e balla così profondamente che il fondo del deserto si scuote. Il lupo apre gli occhi, balza in piedi e corre lontano.
Così si dice che, se vagate nel deserto ed è quasi l’ora del tramonto e vi siete un po’ perduti e siete stanchi, allora siete fortunati perché forse la lupa può prendervi in simpatia e mostrarvi qualcosa, qualcosa dell’anima.


il Funaro

Spettacolo fuori abbonamento

Date

  • sabato, 20 Maggio 2023
    ore 16:00

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