STAGIONE DI PROSA 2026/27
IL DELIRIO DEL PARTICOLARE
di Vitaliano Trevisan
regia Giorgio Sangati
con Maria Paiato, Carlo Valli e Alessandro Mor
scene Alberto Nonnato
costumi Gianluca Sbicca
musiche Michele Rabbia
luci Cesare Agoni
assistente alla regia Valeria de Santis
Testo vincitore del Premio Riccione 2017
ESCLUSIVA REGIONALE
L’ anziana vedova di un ricco imprenditore, accompagnata da badante, ritorna nella sua villa sul lago di Garda, progettata insieme al cimitero di famiglia da un eccentrico architetto. Anche se non viene mai nominato non è difficile riconoscere la figura di Carlo Scarpa, uno dei più grandi maestri del secolo scorso, così come è inevitabile cogliere il riferimento alla splendida Tomba Brion.
La donna non mette piede nella casa da anni, e da decenni è tramontato anche il mondo economico e culturale di cui è stata protagonista insieme al marito: la produzione di elettrodomestici di design, i salotti mondani che ospitavano i maggiori esponenti dell’arte, della letteratura e della musica del momento. Forse, come è già successo per la fabbrica, anche la villa dovrà essere venduta. In una sorta di ipnotico flusso di coscienza, la vedova ripercorre la sua vita: il passato di attrice teatrale, l’abbandono della carriera per sposare il ruolo di moglie e poi di madre e, infine, il rapporto strettissimo, quasi morboso, con il grande architetto. Nel tempo sospeso di questo soggiorno tombale, la vedova incontra un professore universitario che sta scrivendo un saggio sul suo maestro: sarà proprio lui a svelarle l’enigma della morte in Giappone cadendo da una scala per osservare il particolare di un gradino. Emerge gradualmente il ritratto di un uomo geniale, ossessionato dai dettagli e dal controllo, un regista capace di giocare con lo spazio e con il tempo e di sfidare il mistero della morte. Attraverso una calibratissima architettura di parole, Trevisan compone una vera e propria partitura emotiva, canto del cigno di un’epoca intera e riflessione ironica e malinconica sull’arte e sulla fine.
In scena, come intrappolata dentro uno dei bozzetti di Scarpa, insieme a Carlo Valli nel ruolo del Professor Bernardi e Alessandro Mor in quello del badante Cecchin, Maria Paiato, interprete sopraffina, si misura nuovamente con una stimolantissima sfida.
Note di regia
Nel novembre del 1978 a Sendai, in Giappone, muore cadendo da una scala Carlo Scarpa, uno dei più grandi maestri di architettura del ‘900. A distanza di qualche decennio l’anziana vedova di un ricco imprenditore, accompagnata da un badante, torna nella sua villa sul lago, progettata proprio da Scarpa insieme al cimitero di famiglia fatto costruire dal consorte. “Perché a mio marito non bastava una tomba, o una cappella di famiglia”, voleva un cimitero dove è sepolto per sua volontà anche l’illustre architetto. La donna non mette piede nella casa da anni, e da anni è tramontato anche il mondo economico e culturale di cui è stata protagonista insieme al marito: la produzione di elettrodomestici di design, i salotti mondani che ospitavano i maggiori esponenti dell’arte, della letteratura e della musica del momento. Tutto finito. E forse, come già è stato per la fabbrica, sarà venduta anche la villa. Nella vasta casa, in una sorta di ipnotico flusso di coscienza, la signora ripercorre la sua vita: il suo passato di attrice teatrale, l’abbandono della carriera per sposare il ruolo di moglie e poi di madre e il rapporto strettissimo, quasi morboso, con il grande architetto. Nel tempo sospeso di questo soggiorno, la vedova incontra anche un professore di storia dell’architettura che sta scrivendo un saggio su Scarpa: lui le svelerà l’enigma di Sendai, lei gli consegnerà alcuni preziosi disegni del maestro. Nel serrato alternarsi di soliloqui, silenzi e dialoghi tra i due, emerge sempre più nitido e al tempo stesso indecifrabile il ritratto di Scarpa, uomo eccentrico e geniale, ossessionato dal dettaglio e dal controllo (il delirio del particolare, appunto); un regista capace di giocare con lo spazio e con il tempo, di sfidare – attraverso la creazione di un poema frammentario in forme architettoniche – il mistero della morte. Sarà una scrosciante pioggia a sciogliere inaspettatamente l’enigma di un’arte e di una vita criptiche, rivelando il senso recondito di una ricerca artistica straordinaria: intrecciare la vita con il suo disfarsi, la natura con l’architettura, attraverso la melodia inesausta delle cose…
Vitaliano Trevisan ha composto un testo metafisico, dove il racconto del magistero di Scarpa diviene un meraviglioso pretesto per svolgere una malinconica, struggente riflessione sull’arte e sulla fine.
(Giorgio Sangati)
Piccolo Teatro Mauro Bolognini
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Date
venerdì, 16 Aprile 2027
ore 20.45 (turno V)sabato, 17 Aprile 2027
ore 20.45 (turno S)domenica, 18 Aprile 2027
ore 16.00 (turno D)
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