Titolo che inaugurò in Italia la grande stagione della letteratura sudamericana, grazie all’intuito editoriale di Giangiacomo Feltrinelli, Cent’anni di solitudine racconta Macondo, città immaginaria della Colombia: un microcosmo sconvolto da catastrofi bibliche, devastato dalla follia degli uomini e scosso da mille piccoli drammi o gioie quotidiane. A Macondo si arriva “attraverso nebbiose gole, tempi riservati all’oblio, labirinti di delusione”. Grazie al suo isolamento, Macondo conoscerà l’età d’oro dell’ingenuità, i tempi felici del meraviglioso. I soli legami con l’esterno sono dati da una tribù di zingari che ogni anno arrivano portando svariati oggetti e il cui capo Melquiades, a un tempo Mefistofele e Nostradamus, annuncia profezie, che varie generazioni di Buendìa cercheranno di decifrare. Alla fine queste si riveleranno come la storia del secolare sprofondamento di Macondo. I tempi d’oro sono ormai un lontano ricordo, Macondo scompare nel nulla, i suoi abitanti vengono colpiti da un’insonnia che provoca un’amnesia collettiva, e questa li costringe a scrivere su ogni oggetto il suo nome.
Visionario e profondamente lirico, Cent’anni di solitudine si avvale di un linguaggio lussureggiante, profondamente evocativo, generatore di episodi e personaggi che sfiorano la dimensione ebbra e sognante del delirio.
di Gabriel García Márquez
letto in 12 puntate
un progetto di Sandro Lombardi e Federico Tiezzi
narratore Sandro Lombardi
dal 7 al 11 ottobre, con Luca Tanganelli
dal 15 al 18 ottobre, con Massimo Grigò
dal 22 al 24 ottobre, con Renata Palminiello



