15L’incontro con la compagnia, preziosa occasione di dialogo col pubblico, è in programma lunedì 15 dicembre, alle ore 18, nella sala del Teatro Manzoni, nell’ambito del ciclo “Il Teatro nel carrello”, promosso con Unicoop Firenze – sezione soci Pistoia,
La Stagione di Prosa del Teatro Manzoni prosegue, sabato 13 (ore 20.45) e domenica 14 dicembre (ore 16) all’insegna della grande Prosa con L’uomo, la bestia e la virtù di Luigi Pirandello, nuova produzione di Teatri di Pistoia realizzata, in collaborazione con il Teatro Nuovo Giovanni da Udine. Andato in scena per la prima volta nel 1919, è forse il testo più anomalo di Pirandello: grottesco, onirico, folle, emblema dell’ipocrisia dei nostri tempi.
Lo spettacolo porta la firma, anche nell’adattamento, del regista Roberto Valerio che ha firmato molte produzioni di successo di Teatri di Pistoia, apprezzate da pubblico e critica, quali Tartufo, Casa di Bambola, Zio Vanja e Il Giuocatore: protagonisti Vanessa Gravina, Max Malatesta e Nicola Rignanese, affiancati da Beatrice Fedi, Massimo Grigò, Franca Penone, Lorenzo Prestipino e Mario Valiani. Scene e costumi sono di Guido Fiorato; Anselmo Luisi e Emiliano Pona hanno curato, rispettivamente, musiche e luci.
Dopo il debutto con grande successo a Udine in ottobre, lo spettacolo, nel corso della tournée, sarà prossimamente a Castelfiorentino, Pisa e Grosseto.
Una commedia stranamente divertente – così Roberto Valerio, nelle note di regia – piena di situazioni anche comiche, dove però l’apparente semplicità del classico triangolo amoroso (marito, moglie, amante), cela tematiche forti che ci parlano ancora oggi. Il salvare le apparenze, l’ipocrisia, il perbenismo non sono forse ancora oggi nostre compagne di viaggio? La Morale che senso ha ai
all’insegna della grande Prosa con la prima regionale dello spettacolo L’uomo, la bestia e la virtù di Luigi Pirandello, nuova produzione di Teatri di Pistoia realizzata, in collaborazione con il Teatro Nuovo Giovanni da Udine. Andato in scena per la prima volta nel 1919, è forse il testo più anomalo di Pirandello: grottesco, onirico, folle, emblema dell’ipocrisia dei nostri tempi.
Lo spettacolo porta la firma, anche nell’adattamento, del regista Roberto Valerio che ha firmato molte produzioni di successo di Teatri di Pistoia, apprezzate da pubblico e critica, quali Tartufo, Casa di Bambola, Zio Vanja e Il Giuocatore: protagonisti Vanessa Gravina, Max Malatesta e Nicola Rignanese, affiancati da Beatrice Fedi, Massimo Grigò, Franca Penone, Lorenzo Prestipino e Mario Valiani. Scene e costumi sono di Guido Fiorato; Anselmo Luisi e Emiliano Pona hanno curato, rispettivamente, musiche e luci.
L’incontro con la compagnia, preziosa occasione di dialogo col pubblico, è in programma prima dello spettacolo, alle ore 18, alla Fondazione POMA (ingresso libero, fino ad esaurimento posti).
Dopo il debutto con grande successo a Udine in ottobre, lo spettacolo, nel corso della tournée, sarà prossimamente a Torino, Pistoia, Castelfiorentino, Pisa e Grosseto.
Una commedia stranamente divertente – così Roberto Valerio, nelle note di regia – piena di situazioni anche comiche, dove però l’apparente semplicità del classico triangolo amoroso (marito, moglie, amante), cela tematiche forti che ci parlano ancora oggi. Il salvare le apparenze, l’ipocrisia, il perbenismo non sono forse ancora oggi nostre compagne di viaggio? La Morale che senso ha ai nostri giorni? E poi la morbosità del sesso, il possesso del corpo della donna amata … non sono forse ancora storie che ci appassionano e che spesso troviamo nelle pagine di cronaca nera dei giornali? In una scenografia onirica, i personaggi (da Pirandello introdotti con didascalie che li descrivono come degli animali), si muovono come sospesi in un tempo indefinito, sognanti come i Sei personaggi o come nel Non si sa come: perché in Pirandello il sogno spesso rivela più del reale o spesso la realtà coincide col sogno. E nulla più del racconto Teatrale (mai reale, ma specchio del reale) sa svelare i torbidi desideri, le meschinità, la violenza e il nero dell’animo umano.”.
Il professor Paolino (l’Uomo) conduce una vita tranquilla scandita dalle faticose lezioni private ai suoi allievi. Tra questi giovani vi è anche Nonò, un ragazzo di undici anni, la cui mamma è l’affascinante e pudica signora Perella (la Virtù). La relazione sentimentale clandestina tra Paolino e la signora Perella soddisfa entrambi e tale resterebbe se non capitasse loro un accidente: una gravidanza improvvisa e non voluta. Nessun dubbio sulla paternità, perché il marito della Perella (la Bestia), marinaio di lungo corso spesso assente da casa e a sua volta impegnato in una relazione extramatrimoniale con un’altra donna da cui ha avuto altri due bambini, si rifiuta ormai da molto tempo di avere alcun tipo di contatto fisico con la moglie. Che fare? Quali stratagemmi usare per salvare le apparenze e per salvare l’onorabilità della signora Perella e la rispettabilità di Paolino? Da qui scaturisce la tragicommedia che arriverà a delineare i personaggi forse in modo diverso da come si presentano all’inizio: Paolino è davvero un Uomo? Il capitano Perella è la vera Bestia? E la signora Perella è davvero una donna così Virtuosa?
“L’uomo, la bestia e la virtù – conclude Roberto Valerio – è una magnifica tragicommedia, un magnifico bignami delle miserie umane cristallizzate nelle maschere pirandelliane. Mettere in scena questo testo oggi, vuol dire fare i conti con la propria ipocrisia e con l’ipocrisia che ci circonda; con la paura di ciò che gli altri possono pensare di noi e con le meschine azioni che a volte crediamo di compiere a fin di bene. Paolino nel tentativo di salvare la signora Perella dal “precipizio” (ma soprattutto di salvare sé stesso e la sua onorabilità), si trasformerà in una sorta di demiurgo, di novello Hinkfuss che allestirà e organizzerà la scena per far cadere in una diabolica trappola la Bestia. Ma sarà la Bestia a cadere in trappola o egli stesso? E i tre personaggi del titolo saranno davvero conformi fino alla fine alle loro maschere? D’altronde, è lo stesso Pirandello ad avvertirci scrivendo: ‘Che possiamo noi realmente sapere degli altri? Nulla, forse davvero nulla’”.
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