A Scuola di Teatro 2017/18

CASA DI BAMBOLA

di Henrik Ibsen

con Valentina Sperlì, Roberto Valerio,

Michele Nani, Massimo Grigò, Carlotta Viscovo

adattamento e regia Roberto Valerio

scena Giorgio Gori

costumi Lucia Mariani

luci Emiliano Pona

produzione
Associazione Teatrale Pistoiese Centro di Produzione Teatrale
con il sostegno di Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo
e della Regione Toscana

Quando nel 1879 Casa di bambola fu rappresentato per la prima volta, il dramma suscitò scandalo e polemica ovunque per la sua lettura come esempio di un femminismo estremo; tanto che in Germania Ibsen fu addirittura costretto a trovargli un nuovo finale, perché la protagonista si rifiutava di impersonare una madre da lei ritenuta snaturata.

Ma, al di là di ogni contenuto polemico, il dramma resta opera di una grande e complessa modernità, abitata da personaggi capaci di parlare ancora ai nostri contemporanei.

Partendo da una nuova e attenta rilettura di questo grande classico di fine ‘800, attraverso una riscrittura e rielaborazione scenica del testo, si approda così ad uno spettacolo dove il centro è “il dramma nudo”, spogliato di bellurie ottocentesche e convenzioni borghesi.

APPUNTI PER UNA REGIA

Casa di bambola (1879) è un testo complesso e seducente che restituisce molteplici e potenti suggestioni. È l’intreccio dialettico di una crisi, di una transizione, di un passaggio, di un percorso evolutivo; è il ritratto espressionista (L’urlo di Munch è del 1893) di un disperato anelito alla libertà che crea però angoscia e smarrimento.

I personaggi si muovono in uno spazio scenografico spoglio/essenziale, sghembo, caricaturale, oscillando tra il sogno e la veglia, tra la verità e la menzogna, tra il desiderio e la necessità. Uno spazio onirico che trasfigura la realtà in miraggio, delirio, allucinazione, incubo. Una scena stilizzata per raccontare al meglio un desolante deserto relazionale ed esistenziale popolato non da volti ma da maschere che si apprestano a inscenare un dramma della finzione.

Madre di tre figli piccoli, Nora è sposata da otto anni con l’avvocato Torvald Helmer, che la considera alla stregua di un grazioso e vivace animale domestico. E lei ‘sembra’ felice in questa sua gabbia familiare. Entrambi vittime della loro incapacità di comunicare realmente, entrambi intrappolati in ruoli che si sono vicendevolmente assegnati: lei consapevolmente confusa , lui ignaro e sentimentalmente analfabeta.

Alberga in Nora la consapevolezza repressa di essere stata costretta dal padre e dal marito a vivere nel sortilegio dell’infantilismo e dell’inettitudine. Ma quell’embrionale pallido incosciente rancore svanisce di fronte all’ideale di perfezione a cui ha ancorato l’immagine di Helmer; e così, la relazione tra i due è viziata dalla reificazione e dall’abuso, percepibile nel sottile confine che separa l’oltraggio dal gioco, l’acquiescenza dalla complicità, l’oppressione dalla devozione.

Nora forse non possiede gli strumenti per sottrarsi ai vincoli che la tengono in scacco e le impediscono di evolvere come individuo pienamente cosciente, autonomo, capace attraverso le armi della critica di esercitare pienamente il proprio libero pensiero e incamminarsi sulla strada che conduce all’autodeterminazione (a differenza delle altre due figure femminili create da Ibsen negli anni seguenti: Hedda Gabler e Ellida de La donna del mare).

Ma Nora è senz’altro attraversata, trafitta, tormentata dai germi della ribellione. Nora vuole naufragare. Vuole abbandonarsi nell’oceano infinito del possibile; quel brodo primordiale, quel tutto indefinito e molteplice, creatore di ogni cosa, soffio inquieto e vitale: la libertà. Suggestione vagheggiata, sognata, desiderata ma non agita. Che irrompe con forza crescente nella coscienza di Nora spingendola a intraprendere un cammino doloroso e pieno di insidie verso la maturità.

Ma Nora come la fenice risorgerà dalle sue ceneri e spiccherà il volo verso la felicità? O il solo concetto del tramonto segnerà simbolicamente il suo orizzonte esistenziale? Sarà capace di sopravvivere alla distruzione di quel mondo che nonostante tutto l’ha cullata in acque rassicuranti e arenata in paradisi artificiali? Non sappiamo cosa ne sarà di Nora. Non sappiamo se sarà davvero capace di accogliere pienamente il cambiamento avvenuto dentro di lei per rifondarsi in una nuova esistenza.

Non ci è dato saperlo. La portata tragicamente attuale di Casa di bambola si declina forse nell’ambiguità del finale. Solo immaginandoci Nora come una donna che vive, pensa, agisce nel nostro tempo presente, possiamo forse investire Casa di bambola di un significato ultimo che non tradisce il testo ma che è capace di parlare a un pubblico contemporaneo.

Roberto Valerio

Con questo allestimento del celebre dramma di Ibsen, tornano a lavorare insieme un gruppo di artisti (Valentina Sperlì, Roberto Valerio, Michele Nani, Massimo Grigò, Carlotta Viscovo) che hanno realizzato negli ultimi anni spettacoli di valore, apprezzati da pubblico e critica, come Il Vantone di Pier Paolo Pasolini, Un marito ideale di Oscar Wilde e L’impresario delle Smirne di Goldoni.

Lo spettacolo ha debuttato al Teatro Manzoni di Pistoia il 4 marzo 2016

ESTRATTI DALLA RASSEGNA STAMPA

«L’impianto (di Giorgio Gori) non è naturalistico ma un colpo d’occhio allucinato, con muraglia di finestre e porta fluttuanti e dirimpettaia parete di cassetti a scalare. Giunge l’eco del mare, quasi da altre opere di Ibsen (…)

La regia ha recepito il fenomeno dell’incauta tolleranza di certe donne di oggi. Poi finirà male, peggio. Ibsen lo immaginava già nell’800. Non c’è mai pace, per questo laboratorio della famiglia»

Rodolfo di Giammarco, La Repubblica

«La nuova Nora ha la febbrile eleganza, lo scatto nervoso, la deliziosa inquietudine di Valentina Sperlì. Che in quel suo abitino clamorosamente vintage (costumi di Lucia Mariani) ci appare davvero una donna in bilico. Una sufista dell’anima. Né salda né debole. Né remissiva né risoluta. Né antica né moderna. Semmai lucida e dubbiosa. Dunque temerariamente contemporanea»

Gabriele Rizza, Il Manifesto

«…perno e principio di equilibrio è proprio la protagonista: Valentina Sperlì, qui a una prova di maturità che la pone tra le nostre attrici di rango. La Sperlì è ora la Nora che conosciamo, bambola che si fa bambola, maliziosa, scaltra, risoluta, e una Nora in attesa (nel doppio finale, quando è sul punto di uscire di casa e poi rientra abbandonandosi a terra, davanti al divano del suo salotto).»

Franco Cordelli, Corriere della sera

«L’interpretazione ‘psicanalitica’ del dramma ibseniano mette in luce gli aspetti più complessi e ambigui del testo: una donna bambina intrappolata in una perenne condizione di minorità da una società chiusa e crudele e da un marito padre tanto affettuoso quanto opprimente; l’improvviso crollo delle certezze fornite da questo impianto claustrofobico ma allo stesso tempo rassicurante; la rinuncia al ruolo di bambola, da parte di Nora, solo nel momento in cui Torvald, alla prova dei fatti, si dimostra incapace di sostenere fino in fondo il ruolo dell’uomo forte e protettivo tanto millantato a parole. (…)

Valentina Sperlì, chiamata a misurarsi con un personaggio tanto complesso, si dimostra all’altezza dell’arduo compito, con un’interpretazione a tutto tondo in grado di cogliere ogni sfumatura del testo. La vocalità spazia con naturalezza dai “cinguettii” delle zuccherose scene coniugali ai toni suadenti della scherzosa seduzione nei confronti del dottor Rank, dalle ‘note’ basse dei monologhi più introspettivi alla declamazione franta e dolorosa dell’ultima scena. La fisicità agile e aggraziata dell’affascinante mogliettina si spezza anch’essa durante l’esecuzione della tarantella, forse il punto più alto dello spettacolo: Nora diventa un corpo inerte nelle mani del marito, che la plasma a suo piacimento rendendola una marionetta dai movimenti meccanici e disarticolati e dal sorriso stereotipato.»

Eloisa Pierucci, Drammaturgia.it

«La regia è protagonista di questa messinscena: Roberto Valerio inserisce i suoi ‘pupazzetti’ dentro un modellino di casa shabby chic i cui confini non sono realmente definiti. Insieme alla mente di Nora, interpretata da Valentina Sperlì, cambia anche lo spazio intorno a lei; i colori e le luci subiscono le sue repentine prese di coscienza; l’iniziale dimensione favolistica in cui vive, trattata come un animaletto domestico con cui giocare, porta la protagonista sempre verso la superficie (sale sulla scala di legno, sul tavolo e sul divano). Man mano che il personaggio svanisce, per lasciare posto alla personalità autentica di Nora Helmer, la sua consapevolezza si rafforza, il suo dramma si compie.»

Giulia Bravi, Altre Velocità


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Teatro Manzoni Pistoia

Spettacolo fuori abbonamento

Date

  • martedì, 30 gennaio 2018
    ore 10.15

  • mercoledì, 31 gennaio 2018
    ore 10.15

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Prezzi

posto unico 7,00 euro studenti (docenti omaggio)

prenotazioni scuole: 0573 991607-08

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