ANTONINO DE MASI. IL POTERE DEI SENZA POTERE

testo e regia Rosanna Magrini

con Lorenzo Bartolini, Elisa Proietti, Stefano Tognarelli

 

Mimesis

Come sempre particolarmente attenti e sensibili alle tematiche di teatro civile, chiude la stagione serale in abbonamento la compagnia teatrale Mimesis con Antonino De Masi. Il potere dei senza potere (sabato 11 maggio, ore 21), testo e regia Rosanna Magrini, con Lorenzo Bartolini, Elisa Proietti, Stefano Tognarelli. Un progetto dedicato alla vicenda umana dell’imprenditore calabrese Antonino De Masi, oggi sotto scorta perché da anni impegnato a contrastare il malaffare della ’Ndrangheta e di alcuni grandi colossi bancari italiani. Tre interpreti, attraverso lo straniamento e l’ironia, racconteranno al pubblico la sua storia attraverso il filtro del saggio che ispira il nome dell’opera: Il potere dei senza potere di Václav Havel, drammaturgo dissidente osteggiato dal regime comunista, leader della Rivoluzione di Velluto, che nel 1989 diventerà presidente della Cecoslovacchia. La performance affronterà i temi della responsabilità individuale e delle sue ricadute sulla collettività, della legalità come strumento di libertà, della lotta alle mafie al di là della retorica dominante, ma anche temi legati all’economia e al fare impresa, al successo delle idee che si oppone al ricatto della violenza.

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 Antonino De Masi è un imprenditore della Piana di Gioia Tauro, in provincia di Reggio Calabria. Questo tutto quello che avrebbe voluto essere, un imprenditore. Lavorare e far crescere le proprie aziende per contribuire a dare un futuro alla propria terra. Ma Antonino si è presto dovuto accorgere della distanza che passa fra il volere e l’essere. Nel corso degli anni, ha dovuto scontrarsi con le cosche della ‘ndrangheta – organizzazione criminale che ricorda il sistema post-totalitario descritto da Havel – che gli hanno regalato raffiche di mitra lasciandogli in eredità una scorta e l’esercito a presidiare costantemente la sua impresa. Ma Antonino è un uomo libero, non è vittima e non è complice, e con il tempo la sua azienda viene identificata come l’azienda vicina allo Stato, alle istituzioni. L’azienda che denuncia e che prende parte ad importanti operazioni antimafia che porteranno all’arresto di importanti esponenti delle famiglie più potenti della Piana di Gioia Tauro. E a quel punto il territorio si è rivoltato. No, non contro le ‘ndrine, ma contro Antonino. Perché ha fatto arrestare gente che teneva famiglia e la famiglia da queste parti conta. E poi ha infangato il territorio. Lui. Eh sì, perché in una terra abituata a chiamare compare “il mafioso di turno” portandogli rispetto, camminandoci a braccetto, ossequiandoli pensando di acquisire potere, come potrebbe andare diversamente? Perché in una terra dove la ‘ndrangheta detta le leggi – dandosi un bel da fare affinché queste leggi vengano rispettate – il vero latitante è lo Stato. E così, come troppo spesso accade, viene lasciato solo dalla società civile, che forse tanto civile non è. Anzi, ce l’hanno con lui, lo isolano. In fondo Antonino rappresenta un pungolo costante per la nostra coscienza e questo è imperdonabile. Per di più è giovane e vuole cambiare il mondo. Crede che la realtà sia o bianca o nera e che i confini siano facilmente rintracciabili. E invece comprende presto che il nero è anche dove non te l’aspetti. Anche tra le cifre degli estratti conto bancari. Ora, siccome Nino è giovane e vuole cambiare il mondo, decide di sfruttare le opportunità offerte dalla legge 488, che nel 1992 ha di fatto sostituito la vecchia Cassa del Mezzogiorno, avvia nel quinquennio 1996-2001 una grossa serie di investimenti. Nel porto di Gioia Tauro appunto. I ritardi e gli intoppi nell’erogazione dei fondi della 488, la cui gestione, tra valutazioni delle pratiche ed emissione delle varie tranche di finanziamento, fu affidata dal Governo proprio agli istituti di credito, hanno costretto la ditta De Masi a ricorrere largamente al credito bancario. Ma i conti, a controllarli bene, non tornano. I tassi di interesse e gli altri “costi” imposti (soprattutto la commissione di massimo scoperto) sembrano superare tutti i limiti previsti dalla legge 108/1996. La legge sull’usura. La ditta De Masi si ritrova a pagare oneri finanziari per 6 milioni di euro su linee di credito di 12, 13, milioni. Nino reagisce, poco importa se davanti non ci sono gli ‘ndranghetisti della Piana ma i colossi bancari italiani: nel 2003 presenta un esposto in Procura e nel 2011, la sentenza di Cassazione conferma che usura c’è stata. Ma non è ancora tutto… Questa storia viene letta e riportata attraverso il filtro del pensiero di Václav Havel, il drammaturgo dissidente osteggiato dal regime comunista, leader della Rivoluzione di  Velluto che nel 1989 diventerà presidente della Cecoslovacchia, ci aveva messo in guardia, comprendendo come totalitarismo e democrazia, benché fenomeni  diversissimi, partecipassero alla medesima crisi che affonda le radici nella condizione dell’uomo moderno. Nel saggio Il potere dei senza potere, Havel indica una via d’uscita nella rivoluzione esistenziale; se il mondo deve cambiare in meglio, deve cambiare prima di tutto qualcosa nella coscienza dell’uomo e quindi l’unica alternativa è in sostanza un uomo libero, in grado di compiere il gesto anche modestissimo, ma comunque privo di compromessi. Per questo portiamo in scena una storia in cui l’”io” sembrerebbe condannato all’irrilevanza, divenendo invece il perno e il protagonista della vita pubblica. Perché, citando Havel, “tutti coloro che vivono nella menzogna ad ogni momento possono essere folgorati dalla forza della verità” con esiti imprevedibili sul piano sociale: “nessuno sa quando una qualsiasi palla di neve può provocare una valanga”. (MIMESIS Associazione Culturale)



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Teatro Yves Montand (Monsummano Terme)

Spettacolo in abbonamento

Date

  • sabato, 11 maggio 2019
    ore 21.00

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