A maggio la consueta rassegna de La scuola in scena non si è potuta realizzare, per la sospensione dell’attività scolastica e di spettacolo (…Covid 19…)

Ma quali emozioni ci avrebbero regalato quest’anno i giovani attori delle scuole partecipanti?

Alcuni laboratori erano appena stati avviati, studenti e docenti avevano iniziato a lavorare ad un progetto, si erano tenuti i primi incontri…altri, erano in ritardo con la partenza.

Abbiamo dunque parlato con i docenti per raccogliere alcune idee, immagini, bozze di copione…dei piccoli video e, in alcuni casi, soltanto il titolo di quello che sarebbe stato il lavoro finale.

 

Gruppo teatrale Le Martellate
Liceo Scientifico Mantellate
PATOLOGIA DELLA PAURA

Tutto il mondo è un Teatro e tutti gli uomini e le donne non sono altro che attori. Essi hanno le loro uscite e le loro entrate. Una stessa persona, nella sua vita, rappresenta parecchie parti, poiché sette età costituiscono gli atti. (William Shakespeare)

La maschera che indossiamo sul palco non è altro che una possibile variante del ruolo che ricopriamo nella vita. Siamo tutti attori e comparse di un mirabolante circo perpetuo. Lì tra l’apertura del sipario e l’applauso del pubblico c’è la magia di molteplici istanti, che eterni rimarranno nei ricordi. Ad ogni livello e in ogni sua sfumatura, amatoriale o impegnato che sia, il teatro è l’arte della comunicazione, del sogno ad occhi aperti e delle espressioni. L’arte dell’illusione e dell’apparenza che mostra allo spettatore solamente il prodotto finale di ore ed ore di lavoro, di prove e in quella semplicità rappresentativa si cela il segreto della sua astrazione, la leggerezza della sua poesia e il cuore eterno e pulsante del palcoscenico. In soli due anni ho potuto percepire quanto davvero il teatro possa cambiare una persona. Due anni totalmente diversi quelli passati con la compagnia teatrale del Liceo Scientifico Mantellate, “Le Martellate”.Un anno fa era l’incertezza e la curiosità a spingermi verso nuove esperienze, la voglia di mettermi in gioco e di provare qualcosa che mi aveva sempre affascinato, il contatto con il pubblico. Quello che il primo anno di teatro mi ha lasciato è stato inaspettato e sorprendentemente bello. I ricordi principali vanno sicuramente alle numerose ore di prove, ai momenti di felicità, alle risate, ai dubbi, i numerosi dubbi, forse più dubbi che altro, ripensandoci. Per fare teatro serve anche pazienza, quella pacatezza e tranquillità che tanto non si addicono ad un gruppo variopinto di liceali, la pazienza sia da parte delle insegnati nei confronti dei più esuberanti, ma anche viceversa, perché si sa, non sempre sono gli alunni i più scatenati. Facendo teatro si rompe anche quella distanza tra professore e allievo che porta ad un legame nuovo, più forte, basato sul confronto e lo scambio continuo di opinioni. Il ricordo più bello, però, rimane e rimarrà sempre la prima vera rappresentazione in cui noi ragazzi finalmente abbiamo portato in scena lo spettacolo. La tensione crescente sembrava far affiorare le difficoltà, i dubbi, le battute più lunghe da ricordare, ma poi quando il silenzio è stato rotto dall’apertura del sipario e dalla prima frase, tutta la paura è scomparsa e sono restate solamente la costanza e la passione con cui ci siamo dedicati nei mesi precedenti a prepararci, prepararci per quel momento, prepararci per lasciare qualcosa al pubblico, prepararci per suscitare un’emozione. Questo è il compito di chi con coraggio decide di salire sul palco.

Questo 2020 sarebbe dovuto essere l’anno di coronamento di un percorso passato insieme alla professoressa Lenzi e alla professoressa Leporatti, sarebbe dovuto essere l’anno delle conferme per chi già ormai frequentava questo scapestrato gruppo di teatro, mentre sarebbe stato l’anno dell’effettivo battesimo delle più che rilevanti new entry. Dico “sarebbe” perché a causa del virus, del quale i canali di informazione hanno più che abbondantemente abusato, siamo stati costretti ad annullare tutto. O meglio così sembrava, fino a quando ci siamo nuovamente messi in gioco creando un gruppo teatrale virtuale, che è riuscito ad andare in scena. Sembra strano, ma così è stato: guidati dalla nostra istrionica regista, la prof.ssa Sara Lenzi, abbiamo rappresentato una versione ridotta del nostro spettacolo. Fare teatro è anche questo, sapersi adattare agli imprevisti mostrando comunque la parte migliore del proprio lavoro, senza lasciarsi abbattere dalle difficoltà. Fare teatro è saper nascondere la complessità dell’opera facendola sembrare semplice e, quando ciò avviene, le impalcature costruite durante le prove cadono, viene smantellata la paura e ciò che resta è il bello, l’espressione eterna apparentemente semplice ma difficilissima da rappresentare con naturalezza, naturalezza e sincerità che hanno sempre contraddistinto il nostro gruppo. E ora lasciamo la parola a loro, agli attori, a miei fantastici compagni di viaggio che un domani saranno protagonisti, si spera – anche una comparsata mi basterebbe- delle loro vite (Sara Lenzi).

guarda il video

 

 

Riflessioni di alcuni ragazzi:

Credo che fare teatro aiuti molto non solo per il legame che si riesce ad instaurare con i propri compagni ma soprattutto per la sicurezza che acquisisce chi lo pratica. Quella stessa sicurezza che distingue gli uomini dai ragazzi e che ti permette di avere maggiore sicurezza in te stesso. Inutile dire che l’esperienza fatta in questi due anni con il gruppo teatrale è stata a dir poco fantastica, ricca di momenti indimenticabili e scherzosi ma soprattutto emozionanti (Francesco Fiaschi).

Non ho avuto la possibilità di vivere pienamente l’esperienza appagante di lavorare a uno spettacolo e di vederlo realizzarsi la sera della messa in scena, ma ho avuto comunque la possibilità di conoscere e vivere un’esperienza nuova, carica di entusiasmo e che mi ha permesso di aprirmi di più verso le persone. Sono sempre stata timida e la cosa che tutti mi consigliavano era di provare l’attività teatrale. L’idea mi era sempre piaciuta, ma non mi ero mai buttata perché avevo paura di sentirmi fuori posto: come può una ragazza, così chiusa e introversa, trovarsi a suo agio in un posto pieno di artisti capaci di esprimere la loro interiorità in modi stravaganti, interpretando ruoli che non appartengono loro.Quest’anno ho deciso che avrei preso in mano la mia vita e avrei fatto ciò che non avevo avuto il coraggio di fare prima di allora. Così non solo ho cambiato scuola ma ho anche deciso di fare teatro e, anche se sarei stata un pesce fuor d’acqua, ho deciso che ci avrei provato. Sono orgogliosa di averlo fatto perché se c’è una cosa che ho imparato da quegli artisti è che non bisogna mai avere paura di essere se stessi. Quindi anche se non ho avuto l’occasione di interpretare il ruolo che mi era stato assegnato davanti al pubblico, so che posso sempre interpretare il mio ruolo davanti a tutte le persone che incontrerò avendo semplicemente il coraggio di essere me stessa” (Yvonne Gavazzi)

Il teatro è una delle esperienze migliori che un uomo possa fare. Esso rappresenta, infatti, la migliore esperienza formativa non solo da un punto di vista culturale, ma anche e soprattutto emotivo. Il teatro ci educa, ci porta ad immedesimarci nei personaggi interpretati assorbendo il meglio da loro e cedendo loro il meglio di noi. Il teatro ci aiuta a conoscersi e a conoscere, si diventa un tutt’uno con il gruppo, vivendo infinite storie parallele con infiniti personaggi in un spazio ed in un tempo non ben definito. Il teatro è la più grande esperienza a tutto tondo che si possa fare e che io abbia mai fatto (Matteo Matteini)

Sono entrata in punta di piedi nel gruppo di teatro. Strano a dirsi per una confusionaria come me, una che si fa sentire ovunque si trovi. E invece no, ho fatto conoscere il mio lato più segreto per primo, la mia timidezza, che spesso e volentieri tengo nascosta. Ho trascorso solo due anni in questa compagnia teatrale ma, nonostante ciò, mi sembra passato molto più tempo. Quella “stanza della tv”, quel “puntali ragazzi”, l’emozione il giorno prima dello spettacolo, per non dire quella del giorno stesso, la paura di deludere chi ci guarda, di non rispettare le aspettative; ed ancora la tensione, l’amore, i legami che abbiamo creato, le litigate, le urla, le mani che si accumulano per urlare “merda merda merda”, i cicchini fumati di nascosto dalla professoressa Lenzi che sennò si imbestialiva, le fughe in centro nell’ora di pausa, tutti vestiti per andare in scena. Momenti inspiegabili, momenti adorabili, che non torneranno più indietro e che lasciano un po’ di amaro in bocca. Momenti che ci sono stati tolti, senza neppure avvisarci. In fondo però, non tutto è stato vano, inutile. Infatti il laboratorio di teatro mi ha resa nuda davanti a me stessa per alcuni aspetti, che forse nemmeno sapevo esistessero. Mi sono sentita in una continua ricerca, alla scoperta di qualcosa di nuovo. Mi sono sentita vulnerabile e indifesa, mi sono tolta la maschera e ho fatto i primi passi con il mio vero volto. Lei me lo diceva sempre, che un giorno gliene sarei stata grata, che non me ne sarei pentita. Lei, proprio lei, la professoressa Lenzi dico, me lo diceva sempre e io, testona, non volevo crederci e quanto duole al mio orgoglio dire che invece aveva proprio ragione. GRAZIE (Matilde Biscardi)

Sono sempre stata la ragazza in disparte, quella che preferisce le quinte al centro del palco, la ragazza timida che doveva ancora scoprirsi, che aveva paura di mettersi in gioco, la classica spettatrice dello spettacolo della vita. Il teatro per me è stato una scommessa, una grande prova con e contro me stessa, la concretizzazione di tutti quei limiti che volevo superare in una crescita personale difficile, dolorosa, nell’andare oltre me. Così mi sono buttata, ho colto l’attimo e mi sono costruita i miei momenti, andando alle prove con una grande paura ma con la speranza di poter trovare tra tutti quei personaggi una parte nuova di me e così è stato. Vedere il pubblico percepire i tuoi sentimenti, emozionarsi, ritrovarsi in te è sicuramente l’esperienza più bella che il teatro possa dare, farsi portavoce di una realtà che non è la tua, immergersi completamente, fisicamente, emotivamente in una storia per poter farla vivere in te, ospitarla per una sera, rendere a questa storia onore e alla fine non lasciarla mai completamente. Poi arriva la sera dello spettacolo e per la prima volta ti trovi al centro del palco, con le luci puntate e gli occhi della platea attenti, ad aspettare la prima battuta, che tu dica qualcosa, qualcosa che li rappresenti, che lasci il segno e così fai cadere tutto, ti spogli di tutte quelle insicurezze, di tutti quei limiti che ti avvolgevano nascondendoti, che ti bloccavano lasciandoti travolgere in un rapporto intimo con il pubblico e la vera te. E così ti riconosci in quegli sguardi, ti scopri nelle loro emozioni, non ti senti più sul palco ma tra loro, per la prima volta parte di qualcosa, in un momento fugace che fugge alla vita, che sfida il tempo donandoti la cosa più bella: te (Martina Mauriello)

Era il 2017, uscivo da una serie di delusioni scolastiche e non e mi sentivo veramente a terra, mi reputavo una delusione per me stesso e per i miei genitori. Iniziava un nuovo anno scolastico, l’ennesimo anno scolastico, ma questa volta nuovi compagni e nuovi professori avrei trovato ad accogliermi e non mi reputavo all’altezza. Era, pertanto, giunta l’ora di dare un taglio al Tommaso del passato e di buttarsi nella mischia. Quale miglior modo se non fare qualcosa di completamente folle e mai provato prima? Il corso di teatro mi si parava davanti, alto come una montagna, un qualcosa di sconosciuto, avevo una paura folle ma decisi ugualmente di varcare quella porta di legno della “stanza della tv” e ciò che mi ritrovai davanti mi lasciò senza fiato; probabilmente per paura o per sentito dire, mi aspettavo dei compagni boriosi, capaci e consapevoli di esserlo, ma mi sbagliavo e di grosso. Venni accolto sotto le loro ali protettive e mi sentii subito parte di quel gruppo consolidato negli anni. In men che non si dica passò un anno e arrivò il tempo del primo spettacolo…IL MIO PRIMO SPETTACOLO. Ero completamente pietrificato dalla paura, non sapevo a chi rivolgermi o a chi chiedere aiuto, ma appena entrai in scena tutto svanì e come un fiume in piena le mie battute iniziarono a fluire nella mia testa. Non feci nemmeno in tempo a rendermene conto che venimmo sommersi da mille applausi ed io mi sentivo un re, anche se non ero stato il protagonista, ma in fin dei conti ero solo un pulcino inesperto al mio primo anno di vita. L’estate passò e arrivò settembre Un nuovo anno aveva inizio e ovviamente mi si presentava la seconda occasione per splendere sul palco del famoso Teatro Bolognini. Alcuni attori e attrici avevano lasciato il gruppo, essendosi diplomati, ed altri arrivavano come il professore Matteini e le pecorelle smarrite o svampite, Arianna e Alice. Sarebbe stata la mia occasione: ricevetti dalla nostra regista a 5 stelle, Sara Lenzi, una parte importante, che si addiceva perfettamente a me, quella di uno stupido ;). In un batter d’occhio mi ritrovai catapultato di nuovo su quel palco. Mi sentivo pronto, ero carico e fu un successo. “Merda, merda, merda” era il nostro rito, che tra lo scroscio del pubblico riecheggiava e trasmetteva allegria e sicurezza a tutti. Ed eccoci al terzo anno, quello decisivo, dove si vede chi gioca e chi fa sul serio. Purtroppo io ed i miei compagni abbiamo vissuto solo in parte le emozioni fantastiche ed indescrivibili, che solo il teatro riesce a dare. A causa di questo stramaledetto virus non siamo potuti salire sul palco del Bolognini, ma alla nostra maniera abbiamo dato vita ad uno spettacolo virtuale, che mi ha reso ancor più consapevole della mia crescita. Così posso guardare al futuro con un radioso sorriso e con la voglia di rimettermi in gioco con tutti i miei amici al mio fianco (Tommaso Venturini)

Questi siamo noi, questa è l’eredità che lasceremo alla scuola. Verba volant, scripta manent (Giovanni Tancredi Brilli)

 

 

Compagnia dell’Incanto
Liceo Forteguerri
VIAVAI

Anche in questo anno scolastico, la Compagnia dell’incanto del Liceo Forteguerri di Pistoia, per partecipare alla XXII Edizione della Rassegna “La Scuola in Scena”, curata dall’Associazione Teatrale Pistoiese, voleva mettere in scena uno spettacolo del quale gli attori fossero anche gli autori. Avevamo anche già la data e il luogo: 19 maggio 2020 al Teatro Mauro Bolognini di Pistoia. Gli studenti, prima dell’emergenza Covid19, che ha portato alla chiusura delle scuole, guidati dalla Prof.ssa Elisabetta Iozzelli, referente del Laboratorio Teatrale, avevano già scritto il copione di VIAVAI, un lavoro concentrato sul tema del viaggio. Il testo è una sorta di “racconto giallo” che presenta una misteriosa vicenda, analizzando le varie emozioni e aspettative legate al tema del viaggio. Avevamo terminato di costruire il nostro copione e iniziato a fare le prove ma purtroppo ci siamo dovuti fermare in stazione per una lunga sosta. Speriamo in futuro di poter portare in scena il nostro lavoro e riprendere a viaggiare… non solo con la fantasia! (Elisabetta Iozzelli).

Gli studenti autori e attori dell’opera, appartenenti ai vari indirizzi del Liceo Forteguerri, sono:Silvia Baldassarri, Francesca Bartalucci, Bianca Biagini, Mattia Biancalani, Alice Bibaj, Carolina Bruni, Niccolò Bruni, Andrea Calcagna, Alessandra Cavallo, Luca Chiti, Ludovico Condio, Benedetta Contusi, Carlo Covelli, Maria Cristea, Marta Cristiano, Lucrezia Degli Esposti Pallotti, Aicha Essabane, Kristral Anne Estrella, Elide Ferretti, Letizia Gallo, Maia Veronica Gentili, Loris Gianneschi, Jurghen Gjura, Giulia Gori Sechi, Agnese Maniscalco, Mariasole Manta, Ilary Masha, Martina Messineo, Marta Michelacci, Olga Novelli, Ioan Andrei Pascu, Chiara Pavone, Lorenzo Tesi, Tosca Tesseri, Carlotta Tredici, Maria Beatrice Trimarco, Camilla Vitali, Angelica Zerbino.

 

 

Riflessioni di alcuni ragazzi:

Il teatro, la mia casa. Il palco, la mia stanza, l’ unico posto in cui poter essere me stessa. E mi manca. Mi manca non poter accarezzare coi piedi il suo pavimento di legno scuro, scheggiato ma vivo, e far risuonare lo spazio della mia voce. Mi manca come un soldato che, partito per la guerra, rimembra in silenzio, soffocando le lacrime nella manica della divisa scura, il tempo passato, il focolare, gli affetti… anche a lui sembra che la vita gli abbia voltato le spalle, che gli abbia teso un terribile scherzo. Del domani non sa niente, nessuna certezza. Nemmeno io in fondo, so molto di più. Inaspettatamente, un’ ondata di proiettili potrebbe colpirlo di nuovo come potrebbe colpire me. Un proiettile  pressochè invisibile, il nostro, di nome Covid 19.Non so se e quando potrò tornare. Sono mesi che non torno nella mia stanza, mesi che non dormo un sonno tranquillo. I sogni sono incubi che mi divorano costantemente. Soltanto là mi sentivo al sicuro. Dunque ho dovuto stringere i denti e domare quell’ incendio, bruciare tra le fiamme e tacere. Non ho potuto urlare, sprigionare il fuoco che mi ardeva dentro, liberarmi come solo il teatro mi permetteva di fare. Avrei costruito, insieme agli altri, un mondo fatto di parole, di suoni, di espressioni, ma anche di grinta e impegno. Avremmo dato vita, come ogni anno, a molto più di uno spettacolo, sarebbe stato un momento di crescita, un’ esperienza come poche. Avremmo stretto i nostri legami e abbattuto barriere, imparando che sul palco, come nella vita, siamo tutti uguali ma diversi. Ed è questo il bello. Avremmo, avrei… vorrei poter non usare questo maledetto condizionale. Se solo le circostanze me lo permettessero. La verità è che non ho potuto fare niente di tutto ciò, quest’ anno, e l’ unica spiaggia che mi resta, è aggrapparmi al passato, ai ricordi, rievocando i tempi in cui quel palco aveva rappresentato per me la mia casa. Ma non è tutto perduto. Non lo sarà per sempre. Non può e non deve essere così. Rinasceremo, rinasceremo e torneremo a combattere con più grinta di prima, perchè non importa quante volte cadiamo o siamo ostacolati nel nostro cammino, quello che conta, è sempre il sapersi rialzare, con un animo ancora più forte. Con forza (Agnese Maniscalco, 2A Liceo classico)

L’esperienza dell’anno scorso mi aveva lasciato un bellissimo ricordo, tanto che quest’anno non vedevo l’ora di rivivere tutte le emozioni che abbiamo provato scrivendo e recitando uno spettacolo tutto nostro.Appena questa emergenza si è presentata, sinceramente, non mi sono preoccupato più di tanto, davo per scontato che sarebbe tutto finito prima del giorno della rappresentazione; pensavo, anzi, che stare un po’ a casa sarebbe stata un’occasione per tutti per imparare le proprie parti e tornare dopo poco tempo a scuola con il copione già memorizzato. Purtroppo non è avvenuto questo, la situazione continuava a prolungarsi fino a quando le speranze si sono ridotte a zero e addirittura è da poco passato il giorno in cui ci saremmo dovuti esibire. Dovremmo vedere, però, questo inconveniente come un’opportunità per ripartire l’anno prossimo più motivati di prima! (Andrea Calcagna 2A Liceo Musicale)

Proprio mentre tutto si stava fermando ho pensato che il nostro spettacolo di quest’anno si doveva incentrare sul concetto del “viavai”. Doveva essere qualcosa di inaspettato, una commedia incentrata sugli aspetti più peculiari della vita, sul destino, sulla casualità. Usciti dal portone del teatro gli spettatori avrebbero dovuto pensare alla bellezza collaterale che di trova al di là della quotidianità. Chiuso il sipario tutti avrebbero dovuto sentirsi come chi, per caso, trova un fiore poggiato sul sedile logoro di un treno del mattino. Dopo il lockdown ho continuato a pensarci, avremmo messo in scena qualcosa di surreale, la nostra quotidianità perduta. Da realtà il nostro viaggio è diventato il più mirabolante dei sogni. Chiusa in casa ho imparato le battute come gli anni precedenti, sperando di poter mettere in scena tutte le nostre idee. Questo non è stato possibile, ma sono davvero grata di aver potuto partecipare a questo progetto. Scrivere per i mei compagni è stato un onore. Volevo aggiungere che questo sarebbe dovuto essere il mio ultimo spettacolo, dopo sei meravigliosi anni passati nella Compagnia dell’Incanto che per me è stata una seconda famiglia. Sono grata a tutti per avermi fatto provare emozioni indescrivibili e per avermi concesso anche un solo secondo di quel palco. Mi mancheranno i brividi che può dare la libertà di chi si può permettere di recitare la vita (Lucrezia Degli Esposti Pallotti, 5C Liceo Scienze Umane)

Impossibile. Nessuna sala si riempirà; nessun posto occupato; nessuna luce puntata sul palco; niente di niente. Maledizione, ancora non ci credo: lo spettacolo non si farà. Non è una semplice recita che ci mancherà, ma un rito, una tradizione, la chiusura di un cerchio. La fine, dopotutto, è parte del viaggio. Proprio di questo avremmo trattato quest’anno: del viaggio. Un po’ il nostro spettacolo lo era. Ma si è interrotto prima di volgere al termine. Quando ormai l’ho capito, un vuoto incolmabile si è creato nei meandri del mio cuore. Ho provato rabbia, delusione, una sensazione di mancanza. Sapevo che non ci sarebbero state più le prove, i momenti spensierati in compagnia degli amici, la magia dietro le quinte, le risate, le lacrime. Non potevo accettarlo. Non potevo. Non posso. Questo viaggio ha bisogno di una fine, una come si deve. Come, tempo fa, mi capitò di dire, il mezzo più economico e, al contempo, veloce per viaggiare è proprio la nostra fantasia. E io questo viaggio voglio che, almeno nella mia testa, finisca così. Chiudo gli occhi e tutto si fa più nitido: le luci che si accendono, l’emozione sia sul palco che in platea, il sipario che si apre; il pubblico che ride, gli applausi, l’inchino; gli abbracci, la gioia, la malinconia di chi sa che è finita; il finale giusto per questa meravigliosa avventura (Ludovico Condio, 3B Liceo Classico)

Mi sento un po’ dispiaciuta all’idea che quest’anno non si è tenuto il nostro adoratissimo spettacolo che stavamo preparando da ottobre dell’anno scorso. Era la giusta occasione per poter urlare “Guardate, gente, siamo qui!” a tutti coloro che sarebbero venuti a vederci ed invece questa pandemia ci ha impedito di farlo. Ma non fa niente. Il Coronavirus ci ha impedito di esibirci su quel palco, ma non di certo ha ostacolato la determinazione e soprattutto la speranza. Quest’ultima infatti è l’unica che ci ha aiutato a credere maggiormente in una futura realizzazione del progetto. Perché la speranza è una fiammella di fuoco, si spegne solo se non hai fiducia in quello che potrai rifare in un domani. Per quanto mi riguarda, sento tristezza per non essermi potuta esibire, per non aver mostrato al pubblico ciò che avevo preparato per mesi, ma non fa niente, perché, avendo credenza nella speranza, so che ci sarà il momento opportuno per poter brillare ancora più di prima (Maia Veronica Gentili, 2A Liceo Classico)

 

 

Gruppo teatrale scolastico “Più forti insieme”
ITS “F. Forti” 
MURI MAESTRI

Il progetto mirava a creare una messa in scena che fosse anche una sorta di conferenza/spettacolo incentrata su dei “muri” meno noti, se non sconosciuti. Il ‘maestri’ del titolo è legato al fatto che ognuno di questi muri funge da spunto e da maestro (appunto) per riflettere, approfondire, collegare, imparare qualcosa su una certa tematica. I protagonisti sono al tempo stesso attori e narratori, lettori e presentatori, all’interno di una teatrale disquisizione su dei muri che noti, ignoti o meno noti, esistono, sono presenti, certe volte grazie a noi, troppo spesso a causa nostra. Altre ancora, il vero muro siamo noi. Il pubblico sarebbe stato invitato a partecipare alla riflessione perché il Teatro non è solo mostrare, recitare, dare, ma anche ricevere, ascoltare, ricambiare. In una sola, preziosissima, parola: condividere (Dean David Rosselli).

Gli studenti che hanno partecipato al progetto sono: Viola Incerpi, Viola Vanvitelli (I B), Barbara Abellonio, Aurora Baldecchi, Leonardo Belmonte, Mattia Bini, Gioia Ferretti, Adele Martini, Lorenzo Moncini (II C), Leonardo Ciervo (II D), Carmen De Lucia (III A Rim), Soufiane Dachraoui (III A Sia), Fiorella Anghela Deza Cuba, Mitzy Summer Garcia Pizarro (III B Tur), Aboulmachail Kawtar (IV A Afm), Ylenia Butelli, Martina Bruno, Martina Rea (IV B Tur), Serena gori, Maria Chiara Lo Piccolo, Rebecca Ripari (V B Tur)

 

Laboratorio teatrale
Istituto Fedi/Fermi
KOUROS

Quanto ancora l’uomo deve imparare per vivere “una vita più degna e per rendere la Terra abitabile a tutti” ? Fame nel mondo, aggressioni dell’uomo sull’uomo, passate e presenti, scempio ambientale, disordine politico ed economico, capitalismo selvaggio, profitto come unico obiettivo del mercato… I ragazzi del laboratorio teatrale riflettono sulle tematiche che abbiamo deciso di introdurre nel lavoro di quest’anno scolastico per “La scuola in scena”. Sembra non ci sia soluzione. Un ragazzo infatti afferma che ormai non c’è più niente da fare “ non siamo più capaci d’amare, non crediamo più a niente, bisogna rassegnarsi… “ Ed ecco, improvvisa, l’idea: facciamo arrivare sulla terra ancora una volta un uomo capace di tanto amore da contagiarci, da farci avvertire nella nostra coscienza la sofferenza altrui. Ecco allora Kouros, un ragazzo dallo strano sorriso, un eroe che vede la vita come una sfida, al limite fra l’umano e il divino, innocente e puro, capace di raccogliere i messaggi divini e ricordare agli uomini chi sono! (Malta Di Sario)

Gli studenti che hanno partecipato al progetto sono: Simone Biagini, Andrea Bianchi, Iacopo Cappelli, Gianmarco Cialdi, Denis Daka, Francesco Maltese, Lorenzo Niccolai, RaffaeleVenturini i docenti e il personale Ata: Patrizia Magrini, Rita Sciarra, Manila Cappelli

 

 

e poi…

L’Istituto Einaudi avrebbe presentato uno spettacolo dal titolo Trasecolar…Farneticar…Trasumanar!, il Liceo artistico di Quarrata La novella dell’amore cieco e pur non avendo ancora deciso il titolo, gli altri Istituti che avrebbero partecipato alla rassegna sono il Liceo artistico Petrocchi, l’Istituto De Franceschi/Pacinotti e l’Istituto Pacini.